Un'immigrata italiana in Turchia

In poco più di un mese sarò a tutti gli effetti un'immigrata italiana in Turchia.

Che la sottoscritta non parli una parola di turco è di dominio pubblico, quindi per tutti i giri iniziali (richiesta permesso di soggiorno, cambio di residenza in comune, emissione della carta d'identità turca e di una nuova sim card, apertura conto in banca, assicurazione sanitaria e Allah solo sa cos'altro) sarò una marionetta nelle mani di mio marito che mi dirà "firma qui", "firma lì", "dagli il passaporto", "andiamo a fare le fototessera", "abbiamo finito" e via dicendo.

Per non sentirmi in tutto e per tutto un pesce fuor d'acqua, e per sentirmi almeno un pò partecipe in questo enorme cambiamento nella mia vita, ho iniziato da qualche giorno, a fare delle ricerche in internet.

La prima notizia è che esiste un solo sito in italiano ufficiale che da informazioni su cosa fare per immigrare in Turchia, ma è tutt'altro che esaudiente (prova ne è che OGNI GIORNO ricevo almeno un'e-mail di persone che, leggendo il mio blog, mi chiedono informazioni su visti ecc, e purtroppo il più delle volte rispondo con un professionalissimo "bo!").

In inglese si trovano già più informazioni, ma i siti aggiornati si contano sulle dita di una mano, e, se devo dirla tutta non è che siano proprio chiarissimi.

Ho letto su un forum di una ragazza tedesca immigrata ad Istanbul che parlava pochissimo il turco, alla quale hanno fatto fare talmente tanti giri (molti dei quali a vuoto) per richiedere il permesso di soggiorno che le sono scaduti i 90 giorni di visto turistico senza che fosse riuscita a concludere niente!!!

L'idea che mi sono fatta è che, almeno dal punto di vista organizzativo, la Turchia, che per decenni è stata un popolo di emigranti, non è ancora adeguatamente preparata ad accogliere degli immigrati in casa sua. :)

 

Sto iniziando ad avere un nuovo, profondissimo rispetto per i migranti di tutto il mondo, ve lo devo dire.

Cioè, pensate a tutti quegli immigrati che magari non parlano bene nemmeno l'inglese, o che non hanno internet, e vanno in un altro Paese nel quale non hanno appoggi e non conoscono nessuno, sperando in una vita migliore.

Lo so, sembra un discorso banale e qualunquista, e magari lo è.

 

Ma ogni tanto mettersi nei panni di qualcun altro, non fa affatto male, lo devo ammettere.

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Commenti: 2
  • #1

    Sara (martedì, 19 febbraio 2013 22:24)

    Il tuo discorso non è affatto banale...dovremmo davvero metterci nei panni di qualcun'altro prima di aprir bocca!
    ...che strano notare che le cose complicate esistono anche fuori dall'Italia...a parte tutto, pensavo che con un marito turco tutta la trafila fosse più semplice! Non ti nascondo che volevo farti anch'io qualche domanda "tecnica" su visti, permessi, etc...sai, un pensierino me lo sto facendo anch'io... ;-)

  • #2

    valerias (martedì, 19 febbraio 2013 22:34)

    Ciao Sara, la trafila per me sarà di sicuro più semplice e ovviamente non rischierò tempi di attesa così lunghi da essere espulsa dal Paese, per fortuna! :)
    La mia era un'osservazione molto generica.
    Comunque tranquilla, man mano che prendo informazioni le condividerò con voi.